Amazon Prime Day, ecco com’è andato

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Amazon ha creato Prime Day essenzialmente dal nulla. Ma la posizione dell’azienda nella vendita online è così dominante che l’evento – una vendita di un giorno per i membri di Prime, il suo servizio di sottoscrizione premium – ha raggiunto un livello che è paragonabile alle più tradizionali giornate mondiali di vendita al dettaglio.

Per dare un’idea: quasi 50 milioni di americani hanno visitato il sito di Amazon durante il suo evento Prime Day lo scorso anno con gli stessi numeri confermati anche quest’anno. In leggero aumento, anzi, a dirla tutta. Secondo una recente relazione di ComScore, diffusa al pubblico da Statista, i numeri sono destinati a crescere. E pensare che per ora i visitatori sono solo 10 milioni meno di quelli che hanno visitato Amazon durante il Cyber ​​Monday, il primo lunedì dopo il Ringraziamento che tradizionalmente inizia la stagione delle feste, almeno online. E quel giorno ha avuto una spinta, perché era aperto a tutti, non solo a chi paga 100 dollari all’anno per essere un membro Prime. Le previsioni del portale specializzato sull’e-commerce Buyprice, dunque, erano esatte.

Tuttavia, il Prime Day è ancora troppo giovane e limitato per superare i classici giorni dedicati ai maxi-sconti come il Cyber ​​Monday e il Black Friday in termini di vendite complessive su e-commerce, ma ha creato un tipo di effetto simile a quello delle commercial holidays. Vari altri rivenditori sono stati costretti a gestire i propri eventi di vendita in risposta alla crescita incredibile del Prime Day, con qualcuno che ha dovuto addirittura abbassare i prezzi.

Da questo si capisce che il fenomeno influenza non solo Amazon in misura diretta, ma tutti i commercianti del mondo, in misura indiretta.

Il Prime Day di Amazon, insomma, non è ancora un fenomeno di massa, ma mira a diventarlo molto presto, con tutte le conseguenze che si porta dietro.


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