Sono diversi anni che i software peer to peer hanno preso in ostaggio il web adempiendo alle passioni musicali e cinematografiche di tutti noi utenti. Ma se pensavamo che questi programmi fossero sicuri, grazie anche all’attivazione di opportuni protocolli di oscuramento, è giunta ormai l’ora di ricrederci: secondo l’Università di Birmingham, ogni qualvolta abbiamo concluso un download con BitTorrent, potremmo essere caduti nella rete di una qualche società anti pirateria.
La ricerca, condotta analizzando 412 tracker, ha permesso agli studiosi di osservare come tra i peer presenti sulla rete, molti di questi siano riconducibili ad attività di monitoraggio. In sostanza, ad un determinato file non sempre potrebbero essere associati utenti qualunque, in quanto la presenza di IP che avrebbero l’intenzione di cogliere nel reato gli scaricatori folli si farebbe più consistente del previsto.
Basti pensare al fatto che dei 60 torrent analizzati i tracker sospetti individuati erano circa 850. Secondo i ricercatori, inoltre, basterebbero al massimo ‘solo’ 3 ore per cogliere un utente associato ad un tracker.
Le aziende che circolanto nel mondo dei torrent sono molte, decise a stanare il crimine informatico e sempre più preparate: secondo il documento dell’Università, queste società sarebbero in grado di individuare le blocklist vanificando il loro ruolo di mantenimento della privacy.
Il terreno del p2p si fa dunque ogni giorno più arido, reso quasi impraticabile da queste grandi lobbies editoriali, musicali e cinematografiche che in questo cieco perseguimento del proibizionismo trovano, di fatto, l’appoggio dei Governi locali.

