DuckDuckGo: il motore di ricerca anti-Google

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Mentre Google continua a giustificarsi sulle regole della privacy, i motori di ricerca alternativi come DuckDuckGo promettono di non registrare nessuna informazione di navigazione. Presentazione della soluzione “anti-Google” che sta avvicinando molti utenti.

Un milione di ricerche al giorno. DuckDuckGo ha annunciato il 13 febbraio di aver ottenuto per la prima volta questo risultato. La cifra resta simbolica rispetto alle centinaia di milioni di ricerche quotidiane di Google, ma bisogna anche prendere in considerazione l’idea di una ricerca anonima e il desiderio sempre più frequente degli utenti di un servizio che non violi la propria privacy.

DuckDuckGo è stato fondato da Gabriel Weinberg e si basa sulle API di ricerca di differenti fornitori come Yahoo! e Bing. Ma la particolarità è che non registra le ricerche effettuate, ne permette agli altri siti di farlo.

La Homepage è molto raffinata. La pagina dei risultati si presenta con un elenco che si basa su risultati di altri motori di ricerca, ma anche da Wikipedia e molti altri siti di riferimento. Sulla sinistra di ogni risultato troviamo una icona del sito originale. Una buona idea che migliora la visualizzazione delle ricerche e permette di fare le scelte molto rapidamente.

DuckDuckGo è configurato per default con dei risultati il lingua inglese come se noi fossimo situati negli Stati Uniti. Fortunatamente, il motore di ricerca è facilmente configurabile. Nelle opzioni, possiamo scegliere il Paese che vogliamo e DuckDuckGo ci mostrerà i risultati nella nostra lingua e i siti dello stesso Paese di provenienza. Oltre a questa funzione ne sono presenti molte altre.

Il motore di ricerca non propone filtri non installa coolie, in modo che il risultato resti lo stesso: il motore, a differenza di Google, non adatta i risultati in rapporto al vostro profilo e alla vostra cronologia di ricerca. Un risultato meno personalizzabile ma più affidabile. Insomma un motore di ricerca alternativo molto ben fatto e che merita di essere provato, soprattutto se non abbiamo completa fiducia nei confronti di Google e sulla relativa privacy.

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