Gioco online, quando si diventa dipendenti?

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Internet come luogo di condivisione, di ricerca ma anche di svago. La rete ha permesso di creare un mondo nuovo nel campo dei videogiochi. Il gioco online ha dalla sua il vantaggio di essere interattivo, e per questo è più stimolante. La tendenza a essere competitivi è molto comune, e battere altri utenti supera la soddisfazione di avere la meglio su una console. Maggiore soddisfazione porta a un legame più stretto con il gioco, potendo anche sfociare in una vera e propria dipendenza.

Ma come si riconosce una dipendenza?
Diversi studi hanno cercato di dare una risposta a questo quesito. I risultati sono i più disparati, e non arrivano a una soluzione comune. Ci si può quindi limitare a una serie di considerazioni generali per aiutare i giocatori a capire dove viene posto il limite. E non è una questione di ore. Non esiste un numero x di minuti dopo cui il gioco passa da divertimento a dipendenza. Se si mette a disposizione del videogioco soltanto il tempo libero, pur anche in certi casi tutto il tempo libero, parlare di un attaccamento morboso può essere corretto. Dipendenza è già un termine eccessivo. Il discorso cambia completamente se per proseguire nel videogioco si rinuncia al lavoro, agli amici, a impegni personali. In questo caso la situazione è problematica, non si tratta solo di un campanello d’allarme.

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Un videogame non deve mai sostituirsi alla vita reale
La valutazione non deve quindi essere temporale, ma sull’impatto che ha il gioco sul giocatore. Perché un videogame non deve mai sostituirsi alla vita reale, costituendo un motivo di preoccupazione o eccessiva felicità. In questo caso sì, si può parlare di dipendenza. Trascurare i rapporti con familiari e amici è una conseguenza che può indicare una situazione di stress. Così come episodi ripetuti di nervosismo, malumore, insicurezza. Si fornisce troppa importanza a un divertimento temporaneo, e in qualche modo il comportamento cambia. A livello cerebrale la sensazione di piacere è provocata dal rilascio di dopamina, ed è a quest’obiettivo che mirano gli sviluppatori dei videogiochi. Per arrivarci possono aiutare anche i dettagli più banali, soprattutto nell’aspetto grafico. Certo poi l’aspetto decisivo arriva dalla trama.

Per capire se si è dipendenti
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Il modo migliore per capire se si è dipendenti da un gioco è allontanarsene per un breve periodo. Diciamo una settimana, o anche due. Se il pensiero del videogame diventa un’ossessione e il distacco pesante da gestire a livello emotivo (consciamente o meno), allora si può a ben diritto parlare di dipendenza. Chi vede un gioco come uno svago può passarci delle intere giornate nei periodi di noia e magari smettere per settimane senza accorgersene. Semplicemente perché è impegnato in altro. Forse è questo il rapporto giusto che si dovrebbe instaurare tra gli internauti e il videogioco. Ed è quanto accade per la grande maggioranza dei giocatori: ad oggi i casi di dipendenza accertati non superano il 3%, come si legge in un articolo apposito pubblicato da Gaming Report, decisamente meno rispetto ad altri settori che possono presentare un rischio simile. Per il gioco d’azzardo la percentuale oscilla tra il 4% di ludopati sicuri e un ulteriore 16% nel limbo tra gambling problematico e situazione ancora accettabile. L’unica soluzione è giocare in modo responsabile, ma intanto vale la pena chiedersi il motivo per cui il termine dipendenza sia associato con tanta facilità a un settore, quello dei videogame, che ne è per lo più estraneo.

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